All’alba di un gelido ma luminosissimo giorno, arriviamo con il nostro insostituibile “Maggiolino VolksWagen” al confine afgano. Entriamo nel mitico Afghanistan dopo aver attraversato la Jugoslavia, la Bulgaria, la Turchia e l’Iran. Ottobre 1970. Iniziava così il nostro interminabile viaggio alla scoperta dell’Oriente. Raggiungiamo la città di Kandahar, capoluogo culturale dell’etnia Pashtun. Ed è qui che nasce in mia moglie e in me l’idea di acquistare monili in argento e abbigliamento etnico per avviare la nostra futura attività commerciale. La Kandahar, la nostra ditta, nasce ufficialmente nel 1973, importando gioielli e abbigliamento etnici dall’Afghanistan e dall’India. Il trasporto in quegli anni avveniva usando vecchi furgoni che facevano la spola tra l’Italia e l’Oriente. Allora ciò era possibile! Negli anni a seguire ci specializziamo nell’importazione d’antiquariato orientale. Oggettistica, complementi d’arredo, mobili, elementi architettonici, arte tribale, kilim e tessuti vengono scelti personalmente da noi durante i nostri frequenti viaggi in Pakistan, India, Indonesia, Cina, Tibet, Mongolia, Turchia e Marocco.

Autunno 1970
Si parte. Attraversiamo senza problemi la Jugoslavia, transitiamo in Bulgaria soffermandoci poche ore nell’inospitale e fredda Sofia. Poi finalmente Istanbul, muezzin, profumo di spezie, Topkapi, S. Sofia. Per tutti i viaggiatori verso l’Oriente il luogo di ritrovo era a Sultanhamet e precisamente il “Pudding shop”. Un ristorantino aperto negli anni ’60 e diventato poi punto di riferimento per gli autostoppisti che cercavano un passaggio verso Oriente. Sostiamo un paio di giorni nell’antica Costantinopoli e poi un battello ci traghetta al di là del Bosforo. Finalmente in Asia! Altopiano anatolico, strade sterrate, greggi, Armenia e Monte Ararat.

Ora ci aspetta l’Iran di Reza Phalavi. Un paese moderno, luci, benessere, file di camion carichi di ogni mercanzia. Lo Scià nel 1935 aveva consegnato l’antico nome della Persia definitivamente alla storia e impose al mondo il nome di Iran, dando inizio a una politica filo-occidentale. Visitiamo Teheran, la capitale, e poi la città dei turchesi Mashad. All’uscita dalla città il nostro “maggiolino vw” incappa in una furiosa tempesta di sabbia.

Poi una mattina varchiamo la frontiera ed entriamo finalmente nel medioevale Afghanistan. Profumo di hashish e di kebab. In quegli anni l’Afghanistan era un paese tranquillo e tollerante. Governava un re di nome Zahir Shah. Sotto il suo regno il paese visse uno dei periodi più lunghi di stabilità. E ancora deserto e spazi immensi, la catena montuosa dell’Hindu-Kush e del Paropàmiso. Ci riposiamo alcuni giorni ad Herat, la città fondata da Alessandro Magno. Moltitudine di razze, Pashtun, Tagiki, Hazara, Uzbeki, Turkmeni.

E così dopo 20 giorni di viaggio entriamo nella città di Kandahar, la nostra meta e il nostro inizio.

Andrea Gracis
(titolare Kandahar) 

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